Teatro
INVISIBILI
SABATO 29 GENNAIO – ORE 21.00
Ex Convento dell’Annunciata, Abbiategrasso
A cura di Humus in Fabula
“Invisibili” (di e con Mohamed Ba) è uno spettacolo teatrale che ripercorre il cammino di due cittadini africani che s’incontrano su una spiaggia e cercano a tutti i costi di sopravvivere agli incubi della povertà sognando una vita migliore dall’altra parte della barriera.
Che ne sarebbe della nostra vita se, per misterioso caso, non fossimo nati qui ma nel “Terzo Mondo”?
Ciò che per noi è scontato (studiare, mangiare, avere casa e cure, lavorare, persino invecchiare!…) là non lo sarebbe affatto. Così, negli occhi di due africani, il bisogno raddoppia il sogno.
In questo spettacolo di una durata di 1 ora e 20 minuti, Mohamed Ba è contemporaneamente il custode della tradizione africana e il rinnovatore che canta le contraddizioni storiche, sociali e politiche, i sogni, le speranze, i dolori e le gioie delle persone, delle comunità e dei loro percorsi in Africa e nei loro viaggi di migrazione.
Intervista a Mohamed Ba.
Guarda la promo dello spettacolo.
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Moahmed Ba
Nato nel 1963 a Dakar, in Senegal ha lavorato come animatore culturale organizzando stage d’iniziazione all’uso delle percussioni africane e ha aderito al movimento per la promozione della letteratura africana e al circolo dei giovani scrittori per l’alfabetizzazione nelle zone rurali. Migrato in Francia, è stato coordinatore dell’operazione Un immigré, un livre (Association des jeunes immigrés de la Médina à Paris, Foyer des immirés Paris 13e) occupato di incontri con i pensionati desiderosi di ritornare in Africa sostegno scolastico ai figli di immigrati attraverso un percorso sulla memoria storica. Ha lavorato alla realizzazione di programmi in prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili nelle zone creazione e gestione di un punto di riferimento per operatori turistici associazioni francesi e senegalesi; ha inoltre organizzato conferenze e dibattiti sui valori morali tradizionali africani.
Nel 1998 ha pubblicato Parole de nègre (Ed. Nouvelles du Sud), delle migrazioni nei paesi del Sahel. Nel 1999 si è trasferito in Italia, dove ha collaborato con il centro ambrosiano (C.S.A) di Milano per Ex cursus, percorso sulla nelle scuole medie di Varese, e si è occupato della pianificazione di favorire l’integrazione dei lavoratori stranieri.
Teatro: è autore ed interprete dei spettacoli teatrali (monologhi) tra cui 2002 – Parole fuori luogo; 2003 – Musica e popoli; 2004 B-Sogni; 2006 – Canto dello spirito; 2009 – Invisibili.
Ha partecipato a vari progetti teatrali: 2004 – Canto la lingua di tutti i popoli, regia di Massimo De Vita; 2005 – Lo scandalo della speranza di Turoldo, regia di Massi De Vita; 2007 – Bauman Circus, regia di Paolo Giorgio; 2008 – Lotta di negro contro cani di Bernard Koltes, regia di Andrea Brunetti; 2009 – Lavorare uccide di Marco Rovelli, regia di Massimo De Vita; 2009 – Chi ha ucciso il Dott. Faravelli, regia di Marco Pernich; 2010 – Servi di Marco Rovelli, regia di Renato Sarti; 2010 – Vite migranti di Mrozek, regia di Enzo Biscardi.
Radio e Televisione: 2004 – Commentatore dei Mondiali di calcio in Sud Corea con la Giallapa’s Band. (Radio Rai); 2008- Opinionista nella trasmissione condotta da Irene Pivetti su titolo IRIDE (10 puntate).
Musica: Fondatore del Gruppo Interculturale MAMAFRICA che usa la percussioni per diffondere la cultura negroafricana in Italia, in mondo.
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L’aggressione
Il 31 maggio del 2009, mentre aspetta il tram vicino a viale Certosa, Mohamed Ba viene avvicinato da un ragazzo italiano. Questi gli chiede qualcosa, poi si gira, estrae dalla tasca un pugnale e lo accoltella, senza nessun motivo se non quello di essere scuro di pelle. L’intenzione è di ucciderlo perché una volta infilzato l’addome di Mohamed, la lama si solleva per lacerarne la carne, poi l’arma viene estratta e colpisce una seconda volta. Chi era alla fermata, molti immigrati come lui, scappa. “L’avrei fatto anche io” dice Mohamed, “ma poi avrei chiamato i soccorsi”. Invece nessuno lo fa. Nessun automobilista sembra accorgersi di un uomo di colore grondante sangue a lato della strada. Sta perdendo molto sangue, comincia a vedere doppio e sentire freddo. Passa molto tempo fino a quando non capisce che l’unica possibilità di sopravvivere è buttarsi in mezzo alla strada. Molte auto lo sfiorano, sfrecciandogli a lato, poi finalmente una signora, forse un medico, poi la barella, l’ambulanza e l’ospedale. Dell’aggressore nessuna traccia.
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Lettera al mio aggressore
di Mohamed Ba
Caro fratello che non conosco,
ti scrivo per invitarti a riflettere assieme a me su ciò che ci legherà per sempre.
Domenica 31 Maggio, Milano ore 19.45, fermata del tram 19.
Ti vedo tranquillo in mezzo alla gente in attesa che rideva spensierata, erano quasi tutti sudamericani.
Forse ero di troppo, e in quel momento decidesti di mettere fine alla mia esistenza infilandomi il tuo coltello nell’addome.
A quasi un mese dal fatto i miei pensieri vanno sempre a te e alle tue motivazioni.
Caro fratello nobilmente pensoso, alla ricerca di una purezza razziale che non saprei garantirti, camminiamo insieme di deserto in deserto, verso il nudo essere, oltre alle frontiere del passaporto e dei tratti somatici, là dove si esaurisce il concetto di etnicità inizia il nostro cammino.
La ricerca dell’umanità è molto più bella dell’etnicità.
Io posso capire che tu sia arrabbiato perché vedi i cambiamenti socioculturali che avvengono nel tuo paese, ma questo è solo il risultato di una globalizzazione mal governata dove l’avere condiziona l’essere al punto tale che chi non ha non è.
Caro fratello, oggi assistiamo ad una drastica divisione dei popoli in Re e Poveri in base al luogo di provenienza. Basta pensare che le problematiche che hanno spinto persone come me a venire in Italia, sono state le stesse che hanno portato milioni di italiani a lasciare il loro paese per perlustrare nuovi orizzonti.
Se la scimmia avesse avuto quello che occorreva sugli alberi per vivere bene, mai sarebbe scesa per terra.
Puoi anche pensare che uccidendomi avresti trovato il lavoro che santifica ma sbaglieresti perché mi sono inventato il mio lavoro, ho osservato la città di Milano con i bambini di ogni ceppo culturale, mi sono ritrovato sui banchi di scuola proponendomi come educatore e mediatore culturale che propone dei percorsi didattici permettendo a tutti gli alunni italiani e non, di condividere dei momenti in cui spaziare a livello planetario alla riscoperta dei valori morali tradizionali; è un lavoro che faccio da dieci anni con passione, dedizione e professionalità.
Caro fratello, sono approdato a Milano undici anni fa e di scoperta in scoperta, mi sono reso conto che la storia ed i simboli erano sconosciuti ai più.
Credimi, quando porto i bambini in città alla scoperta dei luoghi e non luoghi, fanno fatica a trovare delle persone in grado di aiutarli a decodificare gli enigmi, da Bellevoso al pozzo dei battuti, dalla maledizione di Tommaso Marino ai doccioni, fino a “lavorare a uf”.
Come vedi fratello, non sono venuto ad inquinare la città ma cerco di risollevarne la memoria storica, permettendo ai bambini italiani di confrontarsi con gli altri quando porteranno in classe i vari tamburi, racconti….
Ti pregherei di riflettere sul tuo gesto. Uccidendomi avresti privato centinaia di bambini di proseguire un cammino verso una cittadinanza attiva ed il rispetto del patrimonio culturale. Non puoi immaginare quanto, gli stessi bambini, siano rimasti scioccati dal tuo gesto e le loro lettere hanno invaso l’ospedale dove ero ricoverato.
Caro fratello, stavi quasi privando due bambine di sei e tre anni, portatrici di una doppia identità culturale, di un padre.
Mi hai lasciato sulla strada mezzo morto, nell’indifferenza totale ma altri italiani mi hanno soccorso, curato, accudito e dato la forza di ripartire.
Caro fratello puoi anche sentirti legittimato dai proclami che voci autorevoli di questa città fanno, soprattutto alla vigilia di appuntamenti elettorali ma saresti ingenuo per il semplice fatto che il rapporto tra la popolazione attiva e quella pensionata è di uno a uno. Sarebbe impensabile mandar via tutti gli immigrati, il paese si bloccherebbe.
Caro fratello, ti invito a deporre le armi perché non hai un potere salvifico.
Un giorno ti accorgerai che quello che si è nella vita non è motivo di orgoglio o di vergogna, ma quello che si diventa lo è.
Casualmente ci siamo ritrovati ad essere italiani, americani, africani etc… non è stata una scelta.
Ma oggi posso affermare di essermi gradevolmente “italianizzato “ pur sapendo che il tronco d’albero può stare in acqua per secoli, non diventa mai un coccodrillo.
Caro fratello, l’Italia vera è quella col cuore in mano che sa riconoscere nell’altro valori arricchenti.
Non uccidere le differenze culturali, sono la bellezza dell’umanità.
Gli ideali sopravvivono sempre.
Un caloroso abbraccio.
Pensaci…. pensaci…. pensaci….